Blind Vision, il mondo negli occhi di chi non vede

Annalaura di Luggo, macrofotografia dell'iride per scoprire l'unicità di ogni essere umano

 Percepire il mondo con un approccio tattile e fisico: è questa l'idea al centro della mostra "Blind Vision" di Annalaura di Luggo, a cura di Raisa Clavijo, dedicata a non vedenti e ipovedenti. La mostra, che rientra nel calendario delle iniziative del Maggio dei Monumenti, è ospitata dall'Istituto Paolo Colosimo per non vedenti e ipovedenti di Napoli. Annalaura di Luggo ha dedicato una parte significativa del suo itinerario artistico a riscoprire e valorizzare l'unicità di ogni essere umano, attraverso un processo creativo che include la macro-fotografia dell'iride e tecniche di ricerca sociale. Blind Vision vuole sensibilizzare la società verso coloro che sono stati privati della vista, per promuoverne l’integrazione sociale e culturale. L’artista ha lavorato con venti persone dell’U.I.C.I. (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e dell’Istituto Paolo Colosimo di Napoli per esplorare, attraverso approcci fisici e tattili, l’universo interiore di quegli individui che per percepire il mondo usano sensi alternativi alla vista. Questi incontri hanno ispirato il documentario Blind Vision, diretto da Nanni Zedda. L’esperienza di Blind Vision si è poi sviluppata in un’installazione multimediale (sound design Paky Di Maio), con la mostra “A Journey of Light” (foto di scena di Sergio Siano) e con la scultura Essenza, pensata con l’idea di poter essere percepita da persone con disabilità visive.

La fotografia dell’iride è solo una parte del processo creativo di Annalaura di Luggo, e viene arricchita dalle interazioni generate nel momento di catturare le immagini. L’artista stabilisce, infatti, uno scambio empatico con il suo soggetto attraverso un’intervista che permette di condividere punti di vista e opinioni su temi diversi, dalle esperienze di vita più intime a questioni universali. Allora, la fotografia dell’iride rimane come prova di quel momento di complicità e comunione tra due esseri umani (l’artista e il soggetto a cui l’occhio appartiene) lasciando una traccia unica e irripetibile come i suoi occhi.

Nel corso degli anni in cui ha sviluppato il progetto Occh-IO/Eye-I, Annalaura di Luggo ha avuto l’opportunità di relazionarsi con soggetti di vari livelli sociali, razze e culture: uomini d’affari, star del cinema, della televisione e del mondo dello spettacolo, intellettuali, studenti, scrittori, milionari, senzatetto, casalinghe, artisti, scienziati, vittime della tratta di esseri umani, immigrati, detenuti e persone diversamente abili. 

“Blind Vision è un’importante tappa del mio percorso perché questa volta ho scelto di calarmi nella dimensione dei non vedenti, per cercare di capire                cosa si provi ad avere il buio davanti. Il mio impegno in questo progetto si coniuga al desiderio di stimolare un’integrazione culturale e sociale dei non vedenti e alla mia generale propensione a sostenere una visione solidale. Non potendo condividere lo sguardo con i non vedenti, ho voluto un contatto fisico con loro e mano nella mano mi sono lasciata condurre in un viaggio emozionante che mi ha portato a comprendere il valore di percepire il mondo anche in maniera alternativa rispetto alla vista. Ho così deciso di realizzare delle opere che fossero in grado di raccontare il mio viaggio stimolando anche l’udito e il tatto.”

La mostra è un progetto fotografico-performativo realizzato con il patrocinio morale di Regione Campania, Comune di Napoli e Unione Italiana Ciechi onlus (Sezione Napoli) e con il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee di Napoli, che vede al centro venti persone non vedenti o ipovedenti che frequentato il Colosimo.                                                                                                               

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