Il 'fondamentalista riluttante' Hamid, il futuro è nella mescolanza

Scrittore, mi chiedo come posso esistere, un po' occidentale, un po' islamico

  • Lo scrittore Mohsin Hamid

(di Mauretta Capuano). Il futuro è "nella mescolanza" che non ha nulla a che vedere con il multiculturalismo che "è composto da tanti apartheid". Mohsin Hamid, l'autore de 'Il fondamentalista riluttante', nato a Lahore, vissuto in Pakistan, negli Stati Uniti, a Londra, lui stesso un esempio di mescolanza, nel suo nuovo romanzo 'Exit West' (Einaudi) racconta il disorientamento in cui viviamo e cerca di dargli un senso mostrando come nessuna porta possa essere chiusa.
    "La crisi attuale riguarda proprio la mescolanza e per me che sono un esempio di questa ibridazione è una crisi personale oltre che politica. Mi chiedo come posso esistere. Ho un nome islamico, un background culturale pakistano. Sono un po' occidentale e un po' islamico" dice all'ANSA al suo arrivo a Milano per la prima edizione della Fiera dell'editoria 'Tempo di Libri'.
    Oggi ci troviamo di fronte, secondo l'autore de 'Il fondamentalista islamico' a due posizioni assolute: "una di purezza e l'altra di ibridazione. Se sei dell'Isis non combatti contro l'Occidente ma contro i musulmani che non sono puri, secondo te. Se sei Marine Le Pen non combatti contro il Medioriente ma contro i francesi che non sono più francesi puri.
    La purezza - dice lo scrittore - è pericolosa, non fa parte della natura, che è una grande mescolanza". Così come la purezza anche "l'idea di supremazia è pericolosa e la Francia ne è un esempio" dice parlando dell'ultimo attacco terroristico a Parigi. "La Francia si è illusa - sottolinea Hamid - di essere un paese inclusivo, dove regna l'uguaglianza ma ci sono le banlieue. La Francia è un esempio di impero europeo che è finito prima di altri e la crisi che sta attraversando è legata a quell'idea di grandeur, del voler essere sempre i primi, i numeri uno. E questo è molto pericoloso. Gli italiani non hanno questa ossessione, possono dirsi 'siamo il numero sei e ci va bene' mi raccontava un'amica italiana. La Francia è un monumento alla nostalgia come si vede guardando il centro di Parigi e non può dire all'Isis 'la vostra ricerca di purezza è sbagliata, dobbiamo trovare un modo di vivere in pace tutti insieme', perchè i francesi a loro volta hanno una posizione assoluta di difesa della purezza" sottolinea Hamid. E rilancia con ironia: "forse il futuro della Francia lo dovrebbe indicare la Nazionale di calcio che è una mescolanza, piuttosto che le le accademie letterarie . Se Zidane vuole portare la barba lunga chi se ne frega, resta uno dei più grandi giocatori di calcio del mondo ed è francese".
    Saeed e Nadia, i protagonisti di 'Exit West', che arriva in libreria in questi giorni nella traduzione di Norman Gobetti, si conoscono in una città piena di rifugiati ma non del tutto in guerra e cercano di proteggere il loro amore quando si accendono gli scontri. Tra rastrellamenti e sparatorie scoprono che esistono delle porte misteriose che portano, rischiando la vita, da un'altra parte.
    "Vivere in città per metà in pace e per metà in guerra riguarda tutti. Chi vive in una metropoli nel mondo moderno ha la sensazione dell'Apocalisse dietro l'angolo" spiega Hamid che ora vive a Lahore. "Le distanze nel mondo moderno si sono accorciate, sono venute meno. C'e' uno scarto tra la posizione del corpo e quella della mente. Le porte rappresentano questo" spiega sorridendo. E poi c'è l'amore che è la nostra unica salvezza. "Abbiamo paura dei cambiamenti e sappiamo di non essere eterni. I politici ci dicono il contrario ma se ci convinciamo di essere eterni viene meno proprio l'umanità e se accade questo ci sentiamo in diritto di fare le cose più atroci, di uccidere. L'amore è la nostra fonte di speranza e ottimismo che ci permette di accettare la mortalità e finchè ci siamo dobbiamo cogliere la bellezza" sostiene Hamid che è tradotto in 25 paesi ed è anche l'autore di 'Come diventare ricchi sfondati nell'Asia emergente".
   

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